Categoria : pedagogia

La diffusione degli asili in Sardegna tra Otto e Novecento di Cristina Urgiasi

images-8La nascita e la diffusione di asili infantili ed istituzioni educative per la prima infanzia in Sardegna, allo stato attuale degli studi, risale alla seconda metà dell’Ottocento[1].

Sino a questo periodo erano assenti in quasi tutti i centri dell’isola asili per l’infanzia ed adeguate strutture per accogliere illegittimi e vecchi cronici.

Nei centri urbani le strade, gli uffici ed i servizi pubblici erano caratterizzati da una grande povertà e soprattutto nei centri rurali e nei quartieri poveri delle città si viveva in una situazione igienico-sanitaria promiscua e precaria.

A causa dell’estrema povertà i ritmi della vita quotidiana per l’uomo e per la donna erano fortemente defaticanti dal momento che si lavorava dalle prime luci dell’alba fino al tramonto.

I padri erano costretti a lavorare fuori casa, a meno che non fossero artigiani o negozianti, e se pastori transumanti o commercianti ambulanti, erano costretti a stare lontano dalla famiglia per mesi e a volte per metà dell’anno.

Spesso le madri, oltre alla pulizia della modesta abitazione, dovevano provvedere al pane, all’acqua, agli animali della stalla alla cui alimentazione spesso si provvedeva con la raccolta delle ghiande nei boschi di querce. Esse, dovevano contribuire al reddito familiare prestando servizio in qualità di serve presso famiglie benestanti.

Per i bambini, ben curati nel primo e nel secondo anno di vita, poi non restava che la strada e la vita con gli animali che la popolavano. Perciò l’infanzia era spesso abbandonata a sé stessa.[2]

Verso la fine della prima metà dell’Ottocento, sulla scia di quanto già avvenuto prima nel Lombardo-Veneto e poi in Piemonte, dove, ad opera di aristocratici e di ecclesiastici sensibili alle problematiche sociali, gli asili “inventati” da Ferrante Aporti si diffondevano rapidamente, si inizia la promozione di iniziative per l’infanzia[3].

Il primo asilo aportiano in Sardegna fu istituito nel 1848 ad Alghero in seguito all’iniziativa del marchese di Valverde Efisio D’Arcais. Questi, dal 1844 al 1847, coadiuvato da una società di azionisti si diede da fare per la realizzazione dell’iniziativa. Con l’arrivo della maestra ventiduenne Luigia Sghia direttamente da Cremona, inviata dall’Aporti stesso, l’8 luglio del 1848 inizia l’attività dell’asilo.

Vennero accolti 87 fanciulli (39 maschi e 48 femmine) su 165 che ne fecero richiesta. La loro età era compresa tra i due anni e sei mesi e i cinque anni e quattro mesi; erano algheresi e per la maggior parte figli di contadini.

Dopo un solo anno scolastico però, nell’aprile del 1849, l’asilo fu chiuso, in quanto si venne a creare una situazione di morosità dovuta al fatto che la maggior parte dei soci azionisti non versò la quota dovuta, perché esclusa in base al regolamento, dalle più importanti cariche dell’istituzione, quali la presidenza demandata al vescovo, e la vicepresidenza attribuita al Sindaco.

A Cagliari, già dal 1850, il Consiglio Comunale si attivò per la fondazione di un asilo ispirato al metodo aportiano; esso venne istituito, nel quartiere popolare di Villanova, nel 1856 grazie all’intervento del Pio Istituto Cassa “Carlo Felice”[4].

Anche in questo caso dietro suggerimento dello stesso Aporti, la direzione didattica fu affidato alla maestra giunta da Cremona Teresa Manara, che rimase nell’istituto fino all’arrivo, nel 1862, di tre Figlie della Carità di S. Vincenzo De’ Paoli.

L’asilo, in base al regolamento, aveva lo scopo di educare, istruire e custodire gratuitamente i bambini di entrambe i sessi appartenenti alle famiglie più povere del quartiere. Vi erano ammessi bambini dai due anni e mezzo ai cinque e trattenuti sino ai sette. In seguito oltre ai fanciulli poveri ed orfani, furono ammessi anche quelli appartenenti a famiglie abbienti dietro il pagamento di una retta mensile di lire tre.

L’Istituto traeva la sua sussistenza oltre che dalla Cassa “Carlo Felice”, da un sussidio annuale fornito dalla Congregazione di Carità del Comune, dalle rette mensili degli alunni abbienti e da offerte di privati cittadini.

L’asilo ebbe un forte impulso con l’arrivo, nel 1868, come superiora, di suor Maria Calcagno (1839-1916). Questa, attingendo anche alle sue rendite personali, fece costruire una nuova ala dell’asilo, due laboratori e fondò un educandato per ragazze benestanti dei paesi sprovvisti di scuole. Verso la fine degli anni ’70 fu annesso un orfanotrofio per orfanelli e nel 1882 iniziò l’Opera assistenziale della Misericordia per gli ammalati poveri[5].

L’asilo svolgeva una funzione molto importante e apprezzata per il quartiere, testimoniata dal fatto che le presenze giornaliere andavano sempre più aumentando, così che, nel 1898 i bambini accolti erano oltre 400, con 250 unità in più rispetto ai 150 presenti nel 1868, e le suore che si occupavano di essi erano passate dalle tre iniziali a venti unità.

L’idea di creare una seconda istituzione educativa per l’infanzia cagliaritana fu promossa dall’amministrazione comunale per mezzo della Congregazione di Carità e di una società privata costituita da 30 soci. Così nel 1862 venne fondato un asilo nel quartiere della Marina. Esso fu eretto in Ente Morale con R.D. del 26 gennaio 1862, questo permise di poter usufruire di alcuni legati e stipulare contratti relativi agli acquisti dei locali e degli arredi necessari.

Inizialmente furono accolti 90 bambini, (tra maschi e femmine), assistiti dalla maestra Teresa Manara, reduce dalla positiva esperienza presso l’asilo del quartiere di Villanova, coadiuvata da allieve di età compresa fra i 16 e i 25 anni ammesse a frequentare il tirocinio per diventare assistenti.

Quest’ asilo di proponeva le stesse finalità dell’altro.

Il numero degli iscritti aumentò soprattutto quando, in seguito al licenziamento della Manara[6], assunsero, dal 15 dicembre 1864, la direzione dell’asilo le Figlie della Carità.

Anche a Nuoro dopo anni di tentativi venne istituto un asilo aportiano. Esso venne fondato nel 1869 grazie all’iniziativa dell’amministrazione comunale con la collaborazione del prelato Ciriaco Pala e del sottoprefetto del Circondario.

L’apertura dell’asilo avvenne l’8 agosto 1869, ne assunse la direzione la maestra laica Ruspini. Vi erano ammessi gratuitamente i bambini poveri di ambo i sessi nonché i bambini abbienti dietro pagamento di una retta.

Consoni all’insegnamento aportiano, i mezzi diretti all’educazione fisica e morale erano comuni a tutti gli alunni. Per l’educazione intellettuale invece i piccoli erano distinti in tre classi secondo la loro età e capacità. Nell’insegnamento era severamente proibito l’uso del dialetto, dovendo fin dalla tenera età educare i bambini a parlare la lingua italiana.

Con R.D. del 13 febbraio 1870 si erigeva l’asilo infantile in Ente Morale.

Il Comune non fu in grado di garantire ininterrottamente l’attività dell’asilo che dovette chiudere varie volte per mancanza di fondi. Soltanto dal 1911 esso ebbe un andamento regolare, quando fu riaperto grazie al vescovo Luca Canepa, che donò l’area per la costruzione di un fabbricato e chiese ed ottenne per la direzione della struttura educativa le Figlie della Carità[7].

Il numero degli asili sardi di sicura ispirazione aportiana, secondo la Serra, furono i seguenti[8].

N

Luogo di fondazione

Anno  fondaz.

Educatrici

1

Sassari

1860

Figlie della Carità

2

Nuoro

1869

Ruspini/Figlie della Carità

3

Alghero

1870

Figlie della Carità

4

Sassari ( S. Apollinare)

1879

Figlie della Carità

5

Ozieri ( Satta-Sequi)

1885

Figlie della Carità

6

Tempio (Dettori)

1896

Sr. S.G.B. Cottolengo

7

Alghero

1896

Sr. Francescane di Seillon

 

 

E’ necessario precisare, però, che in seguito agli studi condotti da A. Tedde e da alcune delle sue allieve è emerso che gli asili aportiani in Sardegna furono almeno 10 come esposto nel successivo prospetto.

N

Luogo di fondazione

Anno  fondaz.

Educatrici

1

Alghero

1848

L. Sghia/T. Manaro

2

Cagliari (Carlo Felice)

1856

Figlie della Carità

3

Sassari

1860

Figlie della Carità

4

Cagliari (Marina e Stampace)

1862

T. Manaro/Figlie della Carità

5

Nuoro

1869

Ruspini/Figlie della Carità

6

Alghero

1870

Figlie della Carità

7

Sassari ( S. Apollinare)

1879

Figlie della Carità

8

Ozieri ( Satta-Sequi)

1885

Figlie della Carità

9

Tempio (Dettori)

1896

Sr. S.G.B. Cottolengo

10

Alghero

1896

Sr. Francescane di Seillon

 

Occorre sottolineare che nel corso dell’Ottocento furono istituiti anche altri asili oltre quelli riportati in questa tabella, di cui però manca la documentazione per sostenere con precisione a quale metodo educativo si ispirassero. Dato il periodo della loro fondazione, però, si può ipotizzare che anche questi si rifacessero al metodo aportiano. Se questa ipotesi trovasse conferma la situazione degli asili aportiani in Sardegna alla fine dell’Ottocento risulterebbe come illustrato dalle seguente tabella:

 

N

Luogo di fondazione

Anno fondaz

Educatrici

1

Alghero

1848

L. Sghia

2

Cagliari (Carlo Felice)

1856

T.Manaro/Figlie della Carità

3

Sassari

1860

Figlie della Carità

4

Cagliari (Marina e Stampace)

1862

T.Manaro/Figlie della Carità

5

Oristano (S. Antonio)

1865

Figlie della Carità

6

Nuoro

1869

Ruspini/Figlie della Carità

7

Alghero

1870

Figlie della Carità

8

Monteponi

1870

       —–

9

Iglesias

1874

Figlie della Carità

10

Ales

1874

        —–

11

Cagliari (S. Giuseppe)

1876

Figlie della Carità

12

Sassari (S. Apollinare)

1879

Figlie della Carità

13

Ozieri (Satta-Sequi)

1885

Figlie della Carità

14

Buggerru

1885

Figlie della Carità

15

Cagliari (Umberto e Margherita)

1888

Figlie della Carità

16

Sorso

1890

       —–

17

Sorgono (De Arca)

1890

Figlie della Carità

18

Bonorva

1892

Figlie della Carità

19

Ozieri (S. Filippo Neri)

1896

Piccole Suore S. Filippo Neri

20

Tempio (Dettori)

1896

Sr. S.G.B. Cottolengo

21

Alghero

1896

Sr di Seillon

 

E’ importante sottolineare il fatto che l’istituzione di asili infantili ed altre opere educative assistenziali in Sardegna sono da attribuire principalmente all’iniziativa di notabili cittadini e autorità ecclesiastiche che poi ne affidavano la direzione educativa ad una congregazione religiosa.

Fondamentale fu in proposito l’opera svolta dalla famiglia vincenziana, costituita dalle Dame e Damine di Carità, dalle Figlie della Carità e dai Preti della Missione.

Le Dame della Carità, istituite in molti comuni dell’isola, promossero con la collaborazione dei parroci asili infantili, istituti educativi e assistenziali per l’infanzia abbandonata[9].

Le Figlie della Carità, dal loro arrivo, si prodigarono a favore dell’infanzia, degli ammalati e dei poveri.

Esse sono state al primo posto nella direzione degli asili, fino all’istituzione della scuola materna statale (1968), dirigendone circa 67 sui quasi 300 istituiti dal 1848 al 1968, come risulta dal catalogo degli asili redatto dalle allieve di A. Tedde [10].

I Preti della Missione furono tra i più convinti sostenitori della necessità della creazione di asili infantili in tutta l’isola, col fine di provvedere all’educazione morale, intellettuale e religiosa delle future generazioni. Essi attraverso le missioni al popolo visitarono diversi centri isolani, rilevando le tristi condizioni di vita della gente, principalmente le condizioni di estrema povertà e di abbandono dell’infanzia.[11]

Tra i Preti della Missione attivissimo fu G. B. Manzella (Soncino 1855-Sassari 1937) che, oltre ad occuparsi di educare il clero e di predicare le missioni al popolo, si fece promotore instancabile di iniziative a favore dell’infanzia.

Egli si interessò in particolare della formazione delle Dame di Carità e dell’istituzione ad opera di queste, degli asili infantili[12].

Fu quasi sempre a capo della promozione dei circa 30 asili gestiti dalle Figlie della Carità tra il 1900 ed il 1937. Personalmente, tra il 1906 ed il 1932 ne promosse 25; le Suore del Getsemani (da lui fondate a Sassari nel 1927) ne gestirono tra il 1932 ed il 1958 circa 15.

Il Manzella nel corso dei suoi 37 anni di attività missionaria nell’isola promosse direttamente o indirettamente circa una settantina di asili infantili, specialmente nel Nord Sardegna.[13]

In Gallura e in Anglona il canonico tempiese S. Vico, sull’esempio di G.B. Manzella, fondò le Missionarie Figlie di Gesù Crocefisso le quali tra il 1937 ed il 1960 diressero circa 25 asili.

Nel Sud operarono l’oblato di Maria Vergine F. Prinetti ed il milanese vescovo di Cagliari mons. E. M. Piovella: il primo con le Figlie di San Giuseppe, da lui istituite  a Cagliari nel 1888 le quali diressero circa venti asili, il secondo con le Ancelle della Sacra Famiglia, fondate a Cagliari nel 1933 da lui e dal canonico G. Orrù, ne diressero circa 34 asili.

Simultaneamente, operarono nell’isola, altre congregazioni femminili, la maggior parte delle quali provenienti dal continente. Complessivamente circa 30 congregazioni religiose femminili, tra il 1900 ed il 1968, si dedicarono alla direzione educativa degli asili infantili in tutta l’isola.

Le 21 congregazioni di origine continentale gestirono in tutto 114 asili su un totale di 220 che è stato possibile repertoriare. Tra di esse primeggiano per numero di asili gestiti, oltre le Figlie della Carità, come si è già detto prima, le Suore di San Giuseppe Benedetto Cottolengo (fondate a Torino nel 1830) che diressero 13 asili.

Le 8 congregazioni di origine sarda gestirono 106 asili, di cui la maggioranza, circa 59, ubicati nella Sardegna centro-meridionale. Tra queste emerge la Congregazione delle Ancelle della Sacra Famiglia, come già detto prima, con 34 asili.

Per quanto riguarda le congregazioni della Sardegna centro-settentrionale primeggia la congregazione delle Missionarie Figlie di Gesù Crocefisso con 23 asili gestiti.[14]

Il numero degli asili fondati in Sardegna tra il 1848 ed il 1968 ammonta a 301 come risulta dalla seguente tabella

ANNI

ASILI

1848-1870

8

1870-1921

62

1921-1931

61

1931-1941

54

1941-1951

54

1951-1961

50

1961-1968

12

Tot. Anni: 120

Tot. Asili: 301

 

La direzione continuativa degli asili da parte delle congregazioni religiose ha favorito il consolidamento di queste istituzioni che diversamente avrebbero risentito dell’altalenante e precaria presenza di maestre laiche più esigenti dal punto di vista remunerativo. D’altra parte anche la formazione delle maestre d’asilo a partire dal 1927 fu affidata alle Figlie della Carità in Cagliari dall’Associaizione Italiana Scuole Materne in Roma. Successivamente gestirono Scuole Magistrali a Sassari le manzellianne suore del Getsemani (1955-1989) a Macomer le salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice[15]

[1] I. SERRA, Gli asili aportiani in Sardegna, in “Annali di storia dell’educazion e delle istituzioni scolastiche”, 6, (1999), pp. 151-178.

[2] M. C. SOTGIA, Povertà ed emarginazione in Sardegna nella prima metà del Novecento, in A. TEDDE , Iniziative sociali di G. B. Manzella e delle Congregazioni religiose in Sardegna nel Novecento, Editrice Il Torchietto, Ozieri 1996, pp.10-11.

[3] A. TEDDE, Iniziative assistenziali e educative per l’infanzia tra Otto e Novecento, in L. CAIMI, (a cura di) Infanzia, educazione e società in Italia tra Otto e Novecento,  EDES, Sassari 1997, pp. 79-80

[4] L’Istituto Cassa “Carlo Felice” fù fondato nel 1827 da questo monarca allo scopo di promuovere l’educazione della gioventù sarda. I mezzi per la fondazione erano rappresentati dagli interessi su una grossa somma dovuta dall’erario, e non pagata, a Carlo Felice per la sua funzione di Principe Reale e di Viceré della Sardegna.

Cfr. I. SERRA, Gli asili aportiani in Sardegna, in “Annali di storia dell’ educazione e delle istituzioni scolastiche”, 6, (19997.

[5] A TEDDE, Protagoniste cattoliche di azione sociale in Sardegna tra Otto e Novecento, Il Torchietto, Ozieri, 1998, p55..

[6] Teresa Manara fu licenziata in quanto si trovò in stato di gravidanza senza essere sposata. Il comitato di amministrazione, per timore di uno scandalo, decise di sostituirla con la maestra Giuseppina Lecca, ma non contento del suo operato decise di chiamare le Figlie della Carità. Cfr. I. SERRA, Gli asili aportiani in Sardegna, in “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche” 6, 1999.

[7] I. SERRA, Gli asili di ispirazione aportiana, in “Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche”, 6, (1999),  pp. 151-178.

[8] D. PARENTI, La scuola del popolo in provincia di Sassari, Tip. Sociale Libertà, Sassari 1921, p.43.

[9] A. TEDDE, Cattolici per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento, Edizioni Il Torchietto, Ozieri 1997, p. 31.

[10] L. PALMAS (a cura di), Catalogo degli asili infantili in Sardegna dal 1900 al 1958, in A. TEDDE Iniziative sociali di G. B. Manzella e delle congregazioni religiose in Sardegna nel Novecento, Editrice Il Torchietto, Ozieri 1996 pp. 160-203.

[11] A. TEDDE, L’attività sociale delle Dame della carità nel Primo Novecento a Sassari. La Casa della Divina Provvidenza 1910-1967, Edizioni Il Torchietto, Ozieri 1994, pp. 11-15.

[12] Ivi, pp. 31-42.

[13] A. TEDDE, Cattolici per l’infanzia in Sardegna tra Otto e Novecento, Edizioni Il Torchietto, Ozieri 1997 p. 34.

[14] A. TEDDE, Iniziative sociali di G.B. Manzella e delle Congregazioni religiose in Sardegna nel Novecento, Edizioni Il Torchietto, Ozieri 1996, pp. 75-77.

[15] Intervista a Suor Elisabetta, Figlia della Carità, direttrice della scuola Magistrale di Cagliari; a Suor Anna, p

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