Le scuole elementari del Sacro Cuore di Alghero di Aldo Sari

La fabbrica delle scuole elementari ad Alghero.

Un esempio di architettura pubblica allo scorcio dell’Ottocento.

La più importante impresa architettonica della fine del XIX secolo ad Alghero fu il caseggiato per la scuola elementare, la cui fabbrica, come tutte le opere di grande mole e perciò di ampio impegno economico, ebbe tempi assai lunghi.

Fino alla seconda metà dell’Ottocento la costruzione in città di un edificio scolastico per le classi elementari, distribuite in vari locali e ogni anno trasferite in sedi differenti con grave disagio degli allievi, era ritenuta irrealizzabile a causa della mancanza di spazi all’interno delle mura e delle croniche difficoltà finanziarie dell’amministrazione civica.

Il 14 maggio 1864 l’ispettore degli studi primari della provincia di Sassari, riferendo di una sua visita alle scuole cittadine, ove aveva riscontrato “l’insalubrità ed angustia di quasi tutti i locali, l’incompleto loro arredamento, la pochissima affluenza dei fanciulli”, proponeva al sindaco di trasferire urgentemente le scuole elementari maschili nel palazzo vescovile e quelle femminili nel palazzo civico(1).

L’anno dopo, malgrado sulla proposta dell’Ispettore scolastico si fosse già deliberato non esserci nel palazzo civico spazi sufficienti per ospitare le scuole(2), nella seduta straordinaria del Consiglio comunale del 21 aprile era approvata all’unanimità la soluzione suggerita dal sindaco, che “avendo riconosciuto la necessità di migliorare i locali delle Scuole specialmente Maschili ha escogitato di trasferirle nel piano terreno dell’attuale Palazzo Civico ove con qualche riparazione sostanziale già richiesta al Regio Economato e con qualche altra spesa di adattamento di cui il Municipio va a rinfrancarsi col risparmio dei fitti possono in modo conveniente stabilirsi le quattro Classi Maschili. Due di tali locali trovansi già preparati nei due magazzini anteriori del suddetto palazzo, i quali con tenue spesa e colla sostituzione di alcune fenestre a vetri sopravvanzate dal Teatro sonosi convenevolmente adattati all’uopo”(3).

Nell’anno scolastico 1866-67 le classi elementari femminili occupavano i locali del palazzo civico, mentre quelle maschili alcuni ambienti dell’episcopio. Ma a fine maggio, a causa dei lavori di ristrutturazione del municipio, le scuole femminili erano trasferite nel convento di S. Francesco, in quattro stanze, di cui il Consiglio stabiliva di domandare all’Amministrazione del fondo per il culto la cessione gratuita e definitiva(4).

Quale fosse il disagio della scolaresca e degli insegnanti e come fossero poco adatti allo svolgimento dell’attività didattica i locali affittati dal Comune è detto chiaramente nelle relazioni di fine anno degli insegnanti. La seconda classe femminile, le cui finestre davano sul vicolo di S. Francesco, l’attuale via Ambrogio Machin, era appestata dal fumo che “dalla finestra penetra giornalmente nella scuola, fumo che proviene dalle vicine case abitate da donne che esercitano l’industria di fare il pane”(5). Non migliore era la situazione della prima femminile, ospitata nello stesso convento, in una stanza angusta, ” per cui avveniva che talvolta persino sette fanciulle sedessero nel medesimo banco; nel qual caso era impossibile che tutte potessero occuparsi al lavoro della scrittura, mentre anche negli altri banchi le fanciulle vi restavano con molto disagio”(6).

Tuttavia una circolare del 1° luglio 1875 del ministro della Pubblica Istruzione, relativa a sussidi gratuiti e prestiti governativi agevolati ai comuni con popolazione inferiore ai 20000 abitanti per la costruzione di edifici scolastici, riducendo l’onere economico, sembrava appianare la via verso l’attuazione d’un caseggiato ad uso esclusivo della scuola elementare.

Il 28 luglio il prefetto di Sassari ne dava comunicazione ai sindaci della provincia(7). Il giorno seguente il delegato scolastico cittadino, Giovanni Battista Garibaldi, interveniva presso il sindaco di Alghero affinché presentasse la domanda di sussidio, ricordando come gli attuali locali fossero “ben lontani d’offrire tutte le necessarie condizioni igieniche, e quella capacità da poter in avvenire raccogliere tutti gli allievi che sarebbero obbligati a frequentare le Scuole”(8). Due giorni dopo il sottoprefetto invitava il sindaco a “comprendere fra gli oggetti pei quali venne autorizzata la sessione straordinaria in corso, la domanda del sussidio, e prestito per la costruzione di un edificio per le scuole di questo Capo luogo, deliberata già in massima dal Consiglio Comunale nella seduta del 13 maggio dello scorso anno”(9). Lo stesso faceva, il 5 agosto, l’ispettore scolastico, Salvator Angelo Fois(10).

Il 6 agosto il Consiglio comunale stabiliva di inoltrare domanda di sussidi e prestiti per l’erezione, entro il successivo 1876, di una scuola elementare, il cui progetto fosse elaborato dal Ministero, riservandosi di decidere sulla località più idonea alla nuova costruzione(11).

Ottenuta la disponibilità ministeriale al prestito e l’invito a presentare la pianta topografica del luogo in cui sarebbe dovuto sorgere l’edificio, indispensabile per la stesura del progetto(12), il 18 ottobre 1875 il Consiglio eleggeva una commissione composta da Gerolamo Rossi, Giovanni Peretti e Nunzio Vitelli, affinché eseguisse un sopralluogo ai siti individuati come possibili aree per l’edificazione della nuova scuola, cioè il convento dei Minori Osservanti, designato l’8 ottobre dalla Giunta municipale di Sanità(13), e il terreno di proprietà comunale, “a destra uscendo dalla Città per la porta di terra sotto la fortificazione di Montalbano” (14).

Malgrado nello stesso ottobre la commissione si fosse dichiarata favorevole per il lotto fuori Porta Terra, costituente l’isola n. 1 del piano d’ingrandimento cittadino approvato dal Consiglio comunale il 15 settembre 1874(15), soltanto il 7 luglio 1876 il Consiglio comunale deliberava di spedire al Ministero della Pubblica Istruzione la pianta del sito, perché in base a quello realizzasse il disegno per il caseggiato scolastico(16). Il 4 dicembre 1876 l’Assessore anziano, per il sindaco, inviava al sottoprefetto, a corredo della domanda di sussidio e prestito, i documenti richiesti dalla circolare ministeriale del 1° luglio 1875 e dallo stesso sottopefetto il 13 ottobre dello stesso anno, con una nota, in cui lo pregava ” di chiedere a nome di questo Municipio che il disegno dell’edificio da costruirsi sia proposto dal ministero della Pubblica Istruzione tenuto presente che il Comune conta una popolazione di 9839 abitanti, che ha tutte quattro classi di scuole elementari Maschili e Femminili, la prima delle quali classi tanto dei Maschi che delle femmine sono suddivise in due sezioni, che le classi sono frequentate in media da 25 allievi tanto dell’uno che dell’altro sesso, e le classi inferiori hanno una media di n. 70 allievi ed allieve; che vi è pure una scuola serale per gli adulti divisa in due classi frequentata da un numero medio di 120 allievi la prima e di 50 la seconda; che coll’aumento della popolazione e coll’incremento che avrà procedendo mano mano l’istruzione le indicate medie sono suscettibili di considerevole aumento; che infine oltre i locali indispensabili per le suddette dieci classi è pure necessario che il fabbricato contenga qualche sala destinata alla riunione dei maestri e della Commissione scolastica municipale nonché un locale per alloggio d’un custode od inserviente”. Raccomandando la pratica alla sua ben nota sollecitudine, “perocché i locali delle scuole sono ormai riconosciuti così incommodi, insufficienti ed anti igienici che la Commissione di sovraintendenza ha fatto in proposito vivissime rimostranze ed a questa ha fatto pure eco il Consiglio Comunale”(17). Un prospetto in calce alla nota informava che gli allievi iscritti in quell’anno scolastico erano nella sezione maschile 148 (52 nella 1ª inferiore; 34 nella 1ª superiore; 26 nell 2ª; 24 nella 3ª; 12 nella 4ª) e 185 nella femminile (76 nella 1ª inferiore; 41 nella 1ª superiore; 28 nella 2ª; 27 nella 3ª; 13 nella 4ª), mentre nella scuola serale la 1ª classe contava 110 allievi e la 2ª 40.

L’anno dopo, la legge Coppino del 15 luglio 1877 – che perfezionava la precedente legge Casati del 1859 sull’obbligatorietà e gratuità dell’istruzione elementare, elevando l’obbligo scolastico di un anno e stabilendo sanzioni per i trasgressori – evidenziava quanto fosse ormai indilazionabile la fabbrica della nuova scuola.

Nella sessione straordinaria del 18 dicembre 1878 il Consiglio comunale, dando esecuzione alle deliberazioni precedenti, votava di contrarre, in base alla legge del 18 luglio 1878 n. 4460, relativa alle agevolazioni per la costruzione di edifici scolastici, un prestito di 30000 lire al tasso del 3%, estinguibile in trent’anni(18).

Somma che si dimostrava insufficiente quando, sei anni dopo, il 12 giugno 1884, il Municipio affidava il progetto della nuova scuola all’ingegnere Francesco Bongioannini, ispettore artistico del Ministero della Pubblica Istruzione, il quale, il 21 ottobre, stimava che l’esecuzione dell’opera comportasse una spesa non inferiore al doppio di quella preventivata(19). Bongioannini – che nell’agosto del 1879 aveva pubblicato 23 tavole di disegni di edifici scolastici, che contemplavano i tipi più disparati, “da quello di un’aula fino a quello di dodici”, come scriveva al Sindaco d’Alghero, accompagnate “con uno studio particolareggiato che accenna anche al modo di arricchire queste costruzioni e a quello di modificarle e ridurle per renderne il costo sensibilmente minore”(20) – era stato per conto del Ministero l’estensore del progetto per l’edificio scolastico richiesto dal municipio di Alghero nel dicembre del 1876. Progetto che, esposto nel Museo d’Istruzione ed Educazione di Roma, non era mai pervenuto ad Alghero e che invano il Sindaco aveva reclamato presso il Ministero, la direzione del Museo (che gli aveva spedito invece una copia omaggio del volume di Bongioannini) e, infine, il 25 giugno 1883, presso lo stesso autore(21). Il quale l’11 luglio 1883 da Roma aveva risposto che, invece di inviare una copia del fabbricato delle scuole comunali, i cui disegni rappresentavano soltanto i primi passi in quel genere di studi, sarebbe stato disponibile ad eseguire “un progetto regolare nuovo, il quale possa servire utilmente di base alla domanda di codesto Comune per profittare delle facilitazioni offerte dal Governo”. E domandava, qualora il Municipio avesse accettato la sua proposta, il numero degli alunni cui doveva servire l’edificio, “distinguendo quello dei maschi da quello delle femmine, e notando per gli uni e per le altre separatamente il numero relativo alla 1ª e 2ª elementare, e quello relativo alla 3ª e 4ª”, la località in cui la scuola doveva sorgere e i materiali da costruzione più facilmente reperibili nel territorio(22).

Pur avendo, il 29 aprile 1885, deliberato di richiedere alla Cassa Depositi e Prestiti un mutuo di 60000 lire(23), il Consiglio affidava più tardi l’incarico di redigere, sulla scorta del testo e delle planimetrie del Bongioannini, un altro disegno del caseggiato scolastico al proprio impiegato tecnico, Antonio Musso.

Il progetto, rimasto a lungo negli uffici del Ministero della Pubblica Istruzione, finalmente, riveduto e corretto dall’ufficio tecnico ministeriale, era approvato dal Comitato Centrale il 15 maggio 1890(24).

Allegata ai nuovi disegni, il Municipio riceveva nello stesso mese una relazione illustrante gli emendamenti al progetto Musso. L’edificio, costituito da tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo, avrebbe ospitato al piano terreno la sezione maschile e al superiore quella femminile. “Ciascuna sezione comprenderà sei aule, un gabinetto per il Direttore, una camera per il Museo didattico o biblioteca, il locale per l’inserviente, le latrine ed un comodo porticato di dissimpegno che colleghi le aule fra di loro e possa servire per gli esercizi ginnastici e per la ricreazione. Due corpi di latrine si posero ai lati di levante e ponente della fronte posteriore, in posizione comoda e perfettamente segregate. Ciascun corpo di latrina conterrà cinque camerini. Apposite vasche daranno l’acqua potabile e pei lavatori. Le aule avranno circa m² 50 di superficie ed un’altezza di m. 4,50 da pavimento a pavimento. Il pavimento del piano terreno, fornito di vespai per la ventilazione, sarà rialzato dal suolo di m. 1,50. Ogni aula sarà rischiarata dal lato maggiore col mezzo di n. 4 finestre di m. 1,10 di larghezza per 3,00 m. di altezza, munite di imposte con sportelli mobili, nel senso dell’altezza divisi in tre parti e di cui la superiore ed inferiore costruite in modo da poter esser aperte indipendentemente dalla centrale. Stante la dolcezza del Clima della località le aperture del portico potranno anche non venire munite da imposte. Le latrine riceveranno aria e luce da n. 3 finestre ciascuna. I camerini saranno fatti con tavolato di legno verniciato e di un’altezza di circa m. 2,00; la porta d’ingresso agli stessi non scenderà fino a terra perché l’alunno anche in questo luogo non possa sottrarsi alla sorveglianza necessaria. I vasi saranno a chiusura idraulica ed il sedile composto di un semplice anello, alto sul pavimento, di non più di cm. 25, e di sezione elittica e tanto stretto che mentre vi si possa sedere comodamente non permetta il salirvi coi piedi. Alla sezione femminile si accederà dalla comoda scala di sinistra composta di n° 4 rampe sommanti in tutto n° 30 gradini. Queste avranno m. 0,15 di alzata e m. 0,30 di pedata ed una larghezza di m. 1,60. Il pavimento delle aule sarà in legno o almeno in piastrelle di cemento dette marsigliesi. Fra il detto pavimento e l’estradosso della volta di copertura delle aule del piano terreno verranno poste materie leggere onde impedire la trasmissione dei rumori dal piano superiore all’inferiore senza caricarle eccessivamente. Si raccomanda che tanto la facciata principale quanto le secondarie sieno eseguite collo stesso materiale e colla stessa cura. Come pure si raccomanda la massima attenzione nelle opere di convogliamento delle acque di scarico dei lavandini, delle latrine e delle docce del tetto. L’area scoperta rimanente verrà ridotta a giardino anch’esso diviso in due parti, una per sezione. Una siepe di m. 1,60 di altezza segnerà tale divisione. Lo spazio racchiuso dalle ali del fabbricato potrà essere adibito ad uso di palestra scoperta e perciò vi si potranno fare gli impianti necessari. Tutto all’ingiro venne costruito un muro di cinta o meglio una cancellata in ferro”(25).

Non sono rimasti i disegni originali di Antonio Musso, mentre si conserva nell’Archivio storico della Città il piano in scala 1: 200 con le modificazioni ministeriali approvato dal Consiglio comunale l’8 agosto 1890. Il disegno, che rispecchia quasi certamente il progetto del Musso, mostra al piano terreno un grande corpo trasversale – costituito da quattro aule e dall’ufficio del direttore, che si apre al centro di fronte all’ingresso principale riservato al personale docente -, cui si giustappongono alle estremità due ali longitudinali, ove trovano posto un’aula per parte, e, nell’ala destra, la biblioteca, la scala a quattro rampe che porta al piano superiore riservato alle bambine e un ripostiglio, cui corrisponde simmetricamente nell’ala sinistra una scala secondaria e l’atrio per la scolaresca maschile. Un lungo corridoio porticato collega il corpo alle ali e si conclude nelle estremità orientale ed occidentale con le latrine, disegnate secondo le indicazioni ministeriali. Nell’atrio e nel corridoio del corpo principale sono i lavandini con acqua potabile. Il piano superiore ripete esattamente lo schema di quello terreno e anche le classi si corrispondono: infatti le prime sono relegate nelle ali, mentre nel corpo principale da destra verso sinistra sono la quarta, la seconda e, dopo lo stanzino del direttore, la terza e quinta classe. Sull’atrio si apre la sala dei lavori femminili. Alla scala a quattro rampe e a quella secondaria si accedeva solo dall’esterno, per cui era precluso ogni rapporto tra gli scolari di sesso differente e lo stesso direttore doveva uscire da un ingresso secondario aperto presso le latrine di sinistra e prendere la scala secondaria, poco lontana e nel medesimo cortile dei maschi, per salire nella sezione femminile(26).

Il 22 dello stesso agosto 1890 il Consiglio deliberava ancora l’istanza alla Cassa Depositi e Prestiti di un mutuo di 60000 lire, ammortizzabile in trent’anni(27). Ma la precarietà delle finanze municipali costringeva ad accantonare l’esecuzione dell’opera, almeno fino alla “provvida” legge del 24 dicembre 1896 relativa alla unificazione dei debiti dei comuni della Sardegna(28).

Subito si prendevano contatti con l’ingegnere algherese Sebastiano Urtis, allora insegnante nell’Istituto tecnico di Iesi, il quale rapidamente eseguiva un disegno di massima che contemplava otto aule al piano terra per la sezione maschile e altrettante nel superiore per la sezione femminile(29).

Il 4 febbraio 1897 il sindaco, Francesco Carboni, approvato il disegno dalla Giunta, scriveva all’Urtis, perché compilasse al più presto il progetto e il capitolato d’appalto del caseggiato scolastico secondo le disposizioni governative(30). L’Urtis, però, calcolava per la realizzazione dell’opera una spesa non inferiore alle 100000 lire(31).

Il 2 maggio successivo il progetto era ultimato e spedito ad Alghero(32) e a giugno approvato dall’ufficio del Genio Civile di Sassari(33), mentre il Ministero della Pubblica Istruzione ne sollecitava alcune modifiche, dietro sue indicazioni, trasmesse il 9 dicembre 1897 dal prefetto di Sassari, Giustiniani, al sindaco di Alghero: “Il progetto per l’edificio scolastico di Alghero risponde in generale alle norme regolamentari e provvede bene ai bisogni scolastici presenti e futuri di quella popolazione. Questo Ministero osserva soltanto che sarà molto miglior partito collocare i gruppi delle latrine alle estremità delle ali dell’edificio, anziché nella parte centrale, ove li ha posti l’ingegnere progettista. Con la disposizione progettata avviene infatti che i gruppi dei lavandini e latrine, oltre che non sono provvisti di quella abbondante illuminazione ed areazione naturale di cui verranno a godere adottando la proposta di questo Ministero, rendono altresì privo di aria e di luce diretta un notevole tratto del corridoio di disimpegno delle aule. Nell’unito tipo planimetrico è dimostrata la nuova sistemazione di una parte delle latrine alla estemità dell’ala destra del fabbricato. In quanto alle altre latrine, che andranno collocate in modo simmetrico alla estremità dell’ala sinistra, occorrerà che l’ingegnere progettista apporti qualche leggera variante nella distribuzione degli ambienti ivi situati, allo scopo di evitare che gli alunni e le alunne per recarsi alle latrine debbano attraversare rispettivamente la Sala d’aspetto del piano terreno e l’aula per i lavori donneschi del piano superiore. Ciò non sarà difficile ottenere stante l’esuberanza dei locali progettati. In complesso le lievi modificazioni suggerite mediante le quali si otterrà un notevole miglioramento igienico non cambiano sostanzialmente il progetto presentato, né sotto l’aspetto della distribuzione dei locali né sotto quello della spesa occorrente. In quanto poi alle dimensioni delle aule scolastiche, si osserva che converrà portare a m. 6,60 la larghezza di esse, che è stabilita dal progettista in soli m. 6,00 e ciò per poter collocare nelle classi più numerose quattro file di banchi scolastici a due posti.

Si unisce a questo proposito il disegno di un tipo di banco scolastico, che risponde bene alle esigenze della didattica e della economia, e che perciò si consiglia il Comune di voler adottare, modificando leggermente le dimensioni delle aule progettate.

Assumendo le misure medie del banco suddetto ( e cioè quelle del n. 3 della tabella annessa al disegno collegato) si ha che, per contenere quattro file di banchi, le aule scolastiche debbono avere le seguenti dimensioni planimetriche:

aula per 60 alunni m.9,25 x 6,60

aula per 52 alunni m. 8,25 x 6,60

aula per 44 alunni m.7,25 x 6,60.

La S.V. è pregata di significare quanto precede al Comune interessato avvertendo che se modificherà, come si ha ragione di credere, il progetto nel modo ora indicato, questo Ministero non potrà che approvarlo definitivamente.

Si trasmette il progetto originale, ad eccezione dei disegni che non saranno restituiti, finché il Comune non avrà trasmesso, come è prescritto, anche una copia in carta libera dell’intero progetto per uso del Ministero”(34). Il che era fatto dieci giorni dopo mediante “plico raccomandato”, come scriveva il 25 dicembre il sindaco Carboni all’onorevole Giuseppe Giordano Apostoli, questore della Camera dei Deputati, che s’era assunto l’impegno di vigilare sulla pratica del caseggiato scolastico(35).

Anche questa volta il progettista adeguava i disegni, che non si erano allontanati troppo dai precedenti di Antonio Musso, alle prescrizioni ministeriali. La pianta definitiva presentava schema ad U con un corpo leggermente avanzato in cui si apriva al piano terreno l’ingresso per gli allievi delle classi maschili. Sull’ala di ponente era l’ingresso al piano superiore per la sezione femminile con la scala a tre rampe.

Il Consiglio comunale, aderendo alle sollecitazioni dell’autorità scolastica provinciale e del Ministro della Pubblica Istruzione e valendosi delle disposizioni di favore contenute nelle leggi dell’8 luglio 1888 e del 24 dicembre del 1896, “stanziava nella parte passiva del bilancio 1898 la somma di £. 110.000 occorrente per la costruzione dell’edificio scolastico in base al progetto Urtis e nella parte attiva una somma eguale come ricavo netto di un prestito in cartelle da contrarsi con la Cassa Depositi e Prestiti”(36). Nella sessione straordinaria del 31 agosto, infine, deliberava all’unanimità il prestito di £. 113800, “compresa la somma di lire 3800 da porsi a carico del Comune per la differenza tra il valore di £. 96,75% al quale si sono vendute le cartelle ed il loro valore nominale”(37).

Il 13 novembre 1898, con Decreto Regio di Umberto I veniva concesso al Municipio il prestito di £.113800 sulla Cassa dei Depositi e Prestiti all’interesse del 4%. Il prestito, che sarebbe stato pagato al Comune a rate, dietro nulla osta del prefetto rilasciati in base allo stato di avanzamento dei lavori, doveva essere restituito in cinquanta annualità(38).

Il 6 febbraio 1899 il Municipio bandiva, mediante Avviso di primo esperimento d’asta col sistema della candela vergine, per il 6 marzo successivo, l’appalto delle opere di costruzione del nuovo edificio scolastico(39). La licitazione era vinta dall’impresario sassarese Nicolò Fundoni per £.94907,86, cioè col ribasso del 5%(40).

Stipulato il contratto il 27 maggio 1899(41), il 5 giugno seguente il deliberatario sottoscriveva il processo verbale per la consegna dei lavori con il sindaco e l’impiegato tecnico, Antonio Musso, direttore del cantiere – che poco prima, in sua presenza, aveva eseguito il tracciato della nuova scuola secondo le misure stabilite dal progetto -, impegnandosi a concludere la fabbrica entro quindici mesi, ossia il 5 settembre 1900(42).

Tuttavia già il 18 dicembre 1899 l’impresa chiedeva una proroga di nove mesi sui quindici in cui dovevano durare i lavori. Proroga non concessa dall’Amministrazione, ma che “l’Impresa colle sue tergiversazioni riuscì ad ottenere effettivamente”(43). I ritardi nella scelta e nell’ordinazione dei ferri per le volterrane; le lunghe, fallite, trattative per sostituire le volterrane con volte di cemento armato e, infine, l’acquisto per la travatura del tetto, invece del previsto pino di Svezia, di abete di Trieste, che, giunto ad Alghero nel marzo del 1901, risultò di qualità così scadente che fu necessario sostituirlo con il pich-pine, fecero sì che i cantiere si protraesse fino al 30 giugno 1902(44), quando l’opera fu ufficialmente dichiarata conclusa.

Come risulta dalla relazione della commissione di vigilanza, che confermava quella sullo stato d’avanzamento dei lavori redatta il giorno prima dal direttore del cantiere, ingegnere Domenico Cordella, il 22 settembre 1901 la fabbrica, i cui muri perimetrali si elevavano ormai per buona parte del piano terreno, procedeva in conformità del progetto, salvo per alcune modificazioni negli scantinati – che a differenza delle disposizioni del progetto erano limitati alle sole aule scolastiche, mentre erano soppressi sotto i corridoi, l’atrio e la bibliotecca -, nella luce delle porte d’ingresso alle aule, ridotta da m.1,20 a m. 1,00, e nella scala secondaria di settentrione, che avrebbe dovuto mettere in comunicazione la sezione maschile con quella femminile, ad uso esclusivo dell’Ispettore e del Direttore. Essa era soppressa e l’accesso alle due sezioni avveniva direttamente dal corridoio del pianterreno attraverso una porta che immetteva alle scale principali(45).

Il 2 luglio 1902 – al momento in cui l’Ufficio Tecnico redigeva, “nell’intendimento di rendere possibile l’occupazione dei locali per il futuro anno scolastico”, il certificato di ultimazione dei lavori fissata al 30 giugno precedente, che era firmato dal Direttore dei lavori, Cordella, e dall’appaltatore, Fundoni – dovevano essere ancora eseguiti i portoni d’ingresso, le modificazioni delle scale esterne, il rivestimento del pozzo, il muretto di cinta e la cancellata(46). Il 17 febbraio 1903 il tecnico municipale, Giuseppe Macciotta, ne attestava la completa ultimazione(47).

Il 10 aprile dello stesso anno, da Livorno, Sebastiano Urtis dichiarava “definitivamente collaudati i lavori del Casamento Scolastico di Alghero, risultando che essi, salvo lievi addebiti fatti dall’ingegnere direttore e dal sottoscritto approvati, e pei quali si fa luogo alle relative deliberazioni, furono eseguiti secondo le buone regole dell’arte ed in conformità delle disposizioni contrattuali e delle modificazioni ed aggiunte al progetto di comune accordo fra l’Amministrazione Comunale e l’Impresa”(48).

L’edificio, che aveva incontrato “il plauso ed il favore degli amici della scuola”(49), sotto l’aspetto stilistico rivelava, per la geometrica razionalità e il giusto senso dei rapporti, l’educazione “classica” del progettista. Il quale col rigore formale dell’impianto esaltava i valori non solo estetici ed urbanistici, ma anche funzionali e simbolici dell’opera. La studiata simmetria della pianta ad U – che il lieve aggetto centrale della lunga facciata racchiusa tra i corpi angolari avanzati trasformava in una sorta di simbolica E – si ritrovava nell’alzato, caratterizzato da uno stilobate in trachite a bugnato liscio e da due piani superiori intonacati in cui si aprivano in successione regolare ampie finestre centinate.

Note

1) ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI ALGHERO (ASCA), Registro 148, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 9 agosto 1864, c. 168v.

2) ASCA, Registro 148,Consiglio Comunale con Giunta Municipale cit., c. 169 e s.

3) ASCA, Registro 149, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 21 aprile 1865, c. 43v.

4) ASCA, Registro 151, Consiglio Comunale con Giunta Municipale, delibera del 22 maggio 1867, c. 52 e ss.

5) ASCA, Busta 845/235.

6) ASCA, Busta 845/234.

7) ASCA, Busta 873/1/1.

8) ASCA, Busta 873/1/3.

9) ASCA, Busta 873/1/4.

10) ASCA, Busta 873/1/5.

11) ASCA, Registro 159, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, delibera n. 63 del 6 agosto 1875.

12) ASCA, Busta 873/1/7.

13) ASCA, Busta 873/1/10; 873/9/38.

14) ASCA, Busta 873/1/13.

15) ASCA, Registro 160, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, p, 479.

16) ASCA, Busta 873/2/2.

17) ASCA, Busta 873/2/4.

18) ASCA, Registro 163, Deliberazioni del Consiglio e della Giunta Municipale, delibera n. 113 del 18 dicembre 1878.

19) ASCA, Busta 873/6/9.

20) ASCA, Busta 873/4/10.

21) ASCA, Busta 873/5/6.

22) ASCA, Busta 873/5/7.

23) ASCA, Registro 560, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n.42 del 29 aprile 1885.

24) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n. 52 dell’8 agosto 1890.

25) ASCA, Busta 869/33/2.

26) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n.52 dell’8 agosto 1890; e Busta 869/33/7.

27) ASCA, Registro 562, Deliberazioni del Consiglio Comunale, delibera n. 56 del 22 agosto 1890.

28) ASCA, Busta 873/9/38.

29) ASCA, Busta 873/8/2.

30) ASCA, Busta 873/8/2.

31) ASCA, Busta 873/8/4.

32) ASCA, Busta 873/8/5.

33) ASCA, Busta 873/8/7; 873/8/8.

34) ASCA, Busta 873/8/10.

35) ASCA, Busta 873/8/14.

36) ASCA, Busta 873/9/38.

37) ASCA, Ibidem.

38) ASCA, Busta 873/9/49.

39) ASCA, Busta 873/10/6.

40) ASCA, Busta 873/10/35; 873/10/61.

41) ASCA, Busta 873/10/69.

42) ASCA, Busta 873/10/73.

43) ASCA, Busta 915/3/73.

44) ASCA, Busta 915/3/23.

45) ASCA, Busta 915/2/58.

46) ASCA, Busta 915/3/23.

47) ASCA, Busta 915/3/73.

48) ASCA, Ibidem.

49) ASCA, Ibidem.

Commenti

  1. A Thiesi si ricorda che la scuola di Alghero fu costruita dall’impresario Giuseppe De Martini che si portò appresso diversi operai qualificati e alcuni scalpellini.Vi sono tracce nei documenti di archivio di questa partecipazione tiesina? Grazie

    Salvatore Ferrandu
    giugno 21st, 2018
  2. A leggere il contributo di prof. Aldo Sari sembra di no.
    Passiamo la domanda al professore, per un’eventuale risposta.
    Angelino Tedde

    Angelino
    giugno 30th, 2018

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